E' uscito il mio nuovo Quaderno dedicato alla diteggiatura!

Chopin opus 58: THE GIFT

A questo link troverete un esercizio che riguarda la struttura longitudinale di estremi e articolazioni e la sperimentazione che ne farete si presta alla comprensione di un’opera molto particolare di Chopin: la terza sonata op. 58.

Una sonata che definisce (e allo stesso tempo vi guida a farlo in modo sicuro) la struttura verticalizzata delle vostre articolazioni, in “sentito” dinamico. Ci ritroviamo poi qui per approfondire e scoprire perché l’op. 58 è… un dono per il pianista.

Quando scrissi il Non manuale per il pianista ebbi un’intuizione e titolai così un capitoletto: La terza sonata di Chopin: totalmente frontale. Non avendo ancora ben definito l’osservazione necessaria per comunicare quanto le mie dita intuivano l’argomento risultava intrigante ma misterioso.

Ma ora che avete provato gli esercizi, vi renderete conto da voi che l’op. 58 è costruita totalmente per una coordinazione f-e.

Op 58: siamo quasi alla fine della breve vita di Chopin: come è possibile la nascita di una sonata tanto dinamica e architettonica in un uomo così debole e malato?

Andando verso la loro maturità, i compositori di genio definiscono con sempre maggior chiarezza la loro identità più profonda e naturale: il taiheki. Bach, ormai quasi cieco (la vista è la finestra del sistema nervoso), si lascia portare talmente in alto dal proprio taiheki verticale  che da un certo punto in poi scriverà musica senza più preoccuparsi dello strumento che la eseguirà. Beethoven, ormai sordo (l’udito è la finestra del sistema eliminatorio), penetra i misteri del suo taiheki rotatorio e le ultime opere saranno puro suono (i quartetti!). Chopin, malato, perfeziona il proprio taiheki frontale e realizza quest’opera di puro movimento pianistico, bellezza, spazio, respiro. Una sonata per le vostre cellule muscolari, che vanno sempre da un origine a un arrivo, nel modo più rapido ed efficace attraverso il cammino più corto, un’autostrada senza deviazioni, che “contiene” la respirazione per muoversi con la massima efficacia. Insomma, questa è una sonata per i pianisti. Ma…poiché è ancora disconosciuta la natura vera  di Chopin, pragmatica e didattico/innovativa, si fatica a comprendere che l’op. 58 è un’occasione unica (un dono, appunto…) per imparare a suonare a partire dal proprio organismo ottimizzandolo attraverso lo studio e l’apprendimento di quest’opera. Chopin andrebbe suonato mettendo le proprie dita sul binario giusto e costruendo solamente da ciò che le dita stesse producono, senza intermediari. Una vera e propria rivoluzione, come tale temuta e mistificata dall’immagine del tisico poeta del pianoforte che abbiamo di lui. Un esempio che vi può aiutare a capire quanto dico è l’incipit del finale. Se vi fate guidare solo dal movimento, (rendendovi così conto che il 90% degli incipit chopiniani sono precise indicazioni di come mettere le mani…), senza cercare altro, gli ultimi due accordi spareranno, cantando en dehor. Semplice e naturale, direte. Peccato che l’ho sentito fare solo da Louis Lortie e Yundi Li. Pensate che meraviglia per il pianista, che dono: una sonata solo per le sue dita…

Coordinando la vostra CVP con le braccia e la parte muscolare delle dita con il movimento avanti, l’op. 58 comincerà ad apparirvi in tutta la sua reale e funzionale bellezza.
Stessa forza e stessa resa dinamica per l’incipit, a dispetto della contrapposizione tra arpeggio di note singole e accordi.



L’incipit della Wanderer, se ci fate caso, è identico



ma… pianisticamente parlando è come passare dai freni a tamburo a quelli a disco ceramico e dal cambio a quattro marce a quello robotizzato sequenziale… Il pianista che in questo stesso passaggio usa il pedale – temendo che il suono secco e staccato sporchi gli accordi – avrà la possibilità di ritrovare fiducia nell’infallibilità delle proprie dita quando rimesse su un giusto binario.

Questo passaggio verrà da solo: ecco a voi – se vi piace l’idea di dargli un nome nuovo un contrappunto dinamico


Le scale per terze, a livello pianistico, richiedono una coordinazione laterale; la “zona” equidistante tra polso e gomito dell’avambraccio guida tutto il movimento.

Ora fate attenzione al genio chopiniano: per non spostare il focus dalla regione f-e… la scala è per quarte!

Anche questo passaggio, se mantenete la coordinazione f-e che avete sperimentato, vi verrà da solo…

Una chiara definizione degli estremi garantisce e determina concretamente la luminosità del suono pianistico; viene messa a punto nel tempo lento dell’op. 58;

ne approfitto anche per farvi osservare – in forma di mappa – la struttura trasversale della mano rappresentata e “tradotta” pianisticamente da Chopin in modo sovrano.

  • il dito 1 corrisponde alla zona craneale (cerebro e spalle)
  • il dito 5 alla zona caudale (coccige e testa dei femori).

Il celebre incipit del finale è invece un capolavoro di motricità pianistica: i salti – se canalizzate il movimento avanti – avverranno in forma automatica. Un capolavoro di ingegneria che vi libera dal cercare le note sulla tastiera e dalla paura di sbagliare; sono anche pronto a scommettere che Liszt ha copiato l’idea per il salto d’ottave dell’inizio della sua sonata nello stesso tono di questa…

 

Conobbi un giovane pianista (molto più bravo di quello che lui pensava di se stesso) che avrebbe immensamente gradito portare l’op. 58 al diploma. Era però terrorizzato dallo scherzo.

Partiamo quindi dallo scherzo per scoprire che in realtà il pollice ha la più completa indipendenza in tutta la sonata.

Posso comprendere il suo sconcerto, perché nessuno insegna ai pianisti come predisporre in modo frontale la mano, segnalandolo – dove necessario – nel repertorio. Se il pollice è addormentato o inerte al suo movimento (a nulla valgono esercizi, trucchi, varianti, rilassamento) aiuta molto di più considerare il lato esterno dell’indice, appoggiando il polpastrello verso il pollice: lo scherzo sarà su di un binario.
E così – non potendo accedere alla verità – il nostro pianista dovette sostituire l’op. 58 con la Marcia Scherzo di Liszt e lo studio n. 6 op. 111 di Saint-Saens. Il meritato 10 che ha preso non ha però sostituito la mancata soddisfazione.

Un altro punto di totale autonomia del pollice


e questo

 

Scoprirete che sono ovunque, perché in un innovatore tecnico ineguagliato come Chopin, la logica si fa rigorosa. Movimento frontale nel taiheki (mescolato a laterale e centrale), pollici che guidano in modo coordinato.

Chopin è conforme a se stesso, ergo, il pollice è libero. Il pianista che lo scopre e lo fa suo, non avrà mai più il problema dello Scherzo dell’opus 58…

Adesso vi faccio osservare qualcosa che vi sorprenderà:

la logica di Chopin è talmente rigorosa e pragmatica da mettere in crisi anche grandi pianisti concertisti: eccovi dunque Emil Gilels alle prese con il finale; poiché la tendenza corporea e motoria (la osei di taiheki) nazionale dei pianisti russi è quella centrale, pur avendo dalla loro forza, peso ed espressività, corrono spesso il rischio di spostarsi dal piano f-e. Con Chopin questo può essere fatale…

Il pianista attacca bene, dando l’impressione che abbia colto il movimento avanti ma… (più o meno a 00:50) comincia a non toccare bene neanche una nota perché… fuori binario.

Ora che siete in grado di comprendere un po’ meglio questa sonata potete permettervi di andare a caccia dell’interpretazione ideale, finalmente liberi dai gusti personali, ma in grado di cogliere ciò che di buono si manifesta grazie ad ogni singolo pianista e cosa invece manca per una maturazione definitiva.

Vi racconto il percorso che ho fatto io. Sono partito subito da un pianista “frontale” che mi piace molto, Alexis Weissenberg e sono rimasto deluso perché pensavo di trovare un’esecuzione perfetta. Affronta invece la sonata con grande aggressività e troppa forza. Solo in un secondo momento mi rendo conto che così deve essere perché il pianista bulgaro, solitamente molto signorile, non resiste (o meglio le sue dita non resistono) a fare un bel giro di pista con una fantastica macchina.

Passato dall’egocentrismo ad un egocentrismo naturale, Ivo Pogorelich può finalmente permettersi di indagare a fondo la sonata. Potrà sconcertare, ma il risultato è veramente interessante.

Ascoltando Emil Gilels, ci siamo resi conto che i pianisti russi hanno poco a che fare con Chopin, persino il giovane e geniale Daniil Trifonov aggiunge poco o niente di nuovo a questa sonata. Però… il rispetto e l’umiltà di Grigory Sokolov riescono a far combaciare l’op. 58 con la “russità”.

Tra i pochi pianisti che sono riuscito a trovare (poco, non trovate?) che suonino solamente a partire da quello che le dita producono, senza alcuna sovrastruttura (formale, tecnico/interpretativa ecc.), degno di menzione è il pianista cinese Yundi Li.

Questi i sintomi:

  1. le mani funzionano a specchio (come da natura degli emisferi cerebrali), la mano destra non prevale e non trascina;
  2. nel finale il tema entra tre volte: nessun pianista a parte il cinese riesce a rendere la differenziazione “ingenieristica” che realizza – ogni volta in modo diverso – la mano sinistra;
  3. il cantabile prospettico, non parallelo o accompagnante;
  4. il suono nasce sempre da un sapiente controllo di tensione-distensione;
  5. la sonata è tutta “avanti”, non c’è quindi posto per il rubato.

Così dovrebbe “suonare” l’opus 58: fidarsi delle proprie dita per avere il coraggio di essere se stessi.

L’interpretazione, grazie a Chopin, diventa autogena.

Come è possibile che, tra tanti grandi pianisti, solo uno recente, e perdipiù cinese riesce a cogliere perfettamente l’opus 58 nella sua veste naturale?

La risposta la trovo in un altro video: un giovanissimo Yundi Li suona l’op. 58 “alla cinese”, ovvero alla presenza dell’immancabile tutor che gli dice cosa deve fare, bei gesti stereotipati che nascondono il bisogno di avere dei modelli di riferimento.

Va dunque doppiamente apprezzato perché è riuscito a liberare la propria naturalezza con un duro lavoro affrancandola dalla sua veste nazionale.

Tenete anche in conto che ho fatto solo un giro veloce per farvi comprendere come analizzare e apprezzare in modo nuovo i pianisti, liberi dai gusti personali (Yundi Li non è tra i miei pianisti preferiti, eppure… ve lo segnalo come fossi un suo fan) e dai cliché della critica che non comprende l’aspetto creativo dell’interpretazione, procedendo a ritroso a partire da modelli presunti e predefiniti. Ora tocca a voi esercitarvi a differenziare chi è aderente a Chopin da chi cerca altro, come sentirsi diverso, trovare effetti, sfuggire a vecchi modelli interpretativi… Tutte cose belle e degne di ammirazione, ma che poco c’entrano con Chopin che vi mostra ed esige sempre… il percorso più breve!

Cambierebbe in meglio il mondo dell’interpretazione (e i giovani concertisti sarebbero più felici e soddisfatti) perché non avremmo tante interpretazioni della terza sonata, ma tanti modi personali e diversi di rendere… la stessa sonata.

Vi incuriosisce sapere – a conclusione di questo lungo articolo – quale pianista ha secondo me colto il “dono”? Allora andate qui.

 

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Il taiheki dell'Autore