Continuo la serie Primo contatto con un pezzo
con un altro straordinario brano della letteratura pianistica: l’Etude tableaux op. 39 n° 6 di Sergei Rachmaninov. Qua il primo articolo dove potete leggere le premesse e gli intenti soggiacenti a questa serie di articoli.
Ricordo ancora con piacere, durante la pausa di un workshop di Seitai che stavo tenendo, la chiacchierata con una corsista che era anche pianista che ad un certo punto mi disse: “Non so se ha visto nel web, ma ho letto di un pazzo che dice che Rachmaninov si suona come Bach…” . “Certo che lo conosco — le risposi — quel pazzo, sono io… “. Questa lontana intuizione è stata nel tempo corroborata. Basta sentir suonare Rachmaninov stesso, le sue interpretazioni asciutte, completamente diverse da quelle, un po’ autocelebrative, che siamo soliti ascoltare, dal suo pensiero, dal suo modo di studiare, tutte informazioni che potete tranquillamente trovare in questo mio magazine. Rachmaninov non è difficile – disse un mio amico concertista – basta mettece le note...
Vi dirò di più, più che mettece le note, bisogna toglierle e arrivare al nucleo interno della coordinazione verticale che è quella più economica ed efficiente che la natura ci possa donare. Il dito 3 medio che fa da asse e i polpastrelli di pollice e mignolo garantiscono lo spostamento trasversale lungo la tastiera (qua se volete approfondire).
La ricerca della definizione dell’asse di equilibrio lo vediamo proprio nell’incipit del Etude-tableaux:
La prova del nove: quando riuscite a saltare nell’ottava bassa in modo fluido e senza accorgervene, allora avete trovato e ottimizzato l’asse…
Il movimento verticale, che parte dalla testa e si coordina ai polpastrelli, è la leggerezza e qua potete gustare proprio il gioco in punta di polpastrelli.
Piccolo test: per rimanere nel fisiologico rachmanoviano, quale versione scegliete?
Bravi, evitate l’ossia che impedisce al medio di fare da pivot impedendo così alla melodia, skill del movimento verticale (qua tutte le skill!) di dispiegarsi con efficacia e bellezza.
Qualunque cosa succeda, per un buon primo contatto, cercate sempre il disegno melodico, anche se sta nel basso
e seguite sempre, come i sassi di Pollicino, la melodia, nella coordinazione verticale, le mani vanno in parallelo, per cui, prima o poi, dipende da quando vi fiderete dell’intelligenza delle vostre dita, aggancerete anche la sinistra.
il climax del pezzo non è altri che l’energia portata verso l’alto.
La parte caudale della testa, il suo naturale contrappeso è il coccige… Così come il coccige del Regno Unito, il Nord dell’Europa, è Gibilterra…
Eccolo
Dalla ripresa alla fine, c’è una fantastica mescolanza tra movimento alto e suo contrappeso in basso
Possiamo concludere comprendendo subito come eseguire il pezzo.
Valentina Lisitsa è bravissima, lo fa in 2 e 21, ma non sta suonando Rachmaninov…
Questa invece di Murray Perhaia è l’esecuzione come dovrebbe essere, e ritroverete tutti i punti che vi ho elencato prima, ricerca asse nell’inizio, danza di polpastrelli, il giusto peso alla base caudale…
Infatti, non a caso Murray Perhaia, secondo solo dopo Horowitz è tra i pochi che riescono a rendere lo studio op. 10 n° 4 di Chopin come se fosse fermo.
Dulcis in fundo… non ci resta che ascoltare Rachmaninov stesso, resto ogni volta meravigliato perché lo reputo uno dei più grandi pianisti della storia (la sua interpretazione del Carnaval e dell’op. 35 di Chopin sono quasi inarrivabili…).
Mi auguro che aumentino i pazzi che vogliano cimentarsi con un primo contatto con questo pezzo seguendo queste linee guida. Se volete saperne di più e l’argomento vi affascina potete cercare nel magazine i tanti articoli di approfondimento o contattarmi per una lezione o organizzare una masterclass sull’argomento.
A presto
Alberto








