Questo articolo nasce come riflessione

a partire dall’interessante video dedicato alla gestione delle dinamiche in Bach del pianista e didatta italiano M° Roberto Prosseda qui a seguire.

I miei lettori di lunga data

ricorderanno come sia rimasto impressionato dal suono bachiano di Michail Pletnëv che per me è stato come una rivelazione: ho sentito per la prima volta il suono allo stato grezzo del Sistema Nervoso Centrale.

Materia allo stato puro, non raffinata, come la spezia di Dune…

Io stesso utilizzo da anni la musica di Bach per distendermi i nervi, arrivando alla saturazione dinamica con un fortissimo a crescere: il mio S.N.C. arriva così alla scarica delle sue tensioni.

Ma procediamo con ordine

Il taiheki* di Bach è unico: Verticale con Centrale: unisce nello stesso essere umano il movimento verso l’alto con quello verso il basso e il dentro di se stessi. La propensione all’astrazione con la profondità mistica, la massima tensione verso l’alto del Padre unito a ciò che è maggiormante intimo della Madre, l’inesauribile capacità didattica con la potente sessualità (se venti figli vi possono bastare…).

L’unica cosa che condividono questi due movimenti vitali sono l’asse e il fatto di essere statici (per comprendere meglio vi faccio un parallelo cosmico: i movimenti verticale e centrale della Terra sono rispettivamente l’asse Nord-Sud con il Nord che definisce l’alto e la gravitazione terrestre del suo nucleo magnetico).

Cominciate ad intuire perché Bach  è così potente? Perché è il più grande musicista nonostante sia stato un retrogrado ai suoi tempi e successivamente dimenticato? Riuscite a capire perché tutti i musicisti, nessuno escluso alla fine della loro vita o nel pieno della propria maturità si rivolgono a Bach, o perché è il più amato dai jazzisti**?

Stabilite queste premesse diventa visibile un fatto evidente:

che nella musica di Bach la dinamica non esiste. Se guardate dall’alto di una montagna, la cisione è chiara, non avete bisogno dei rilievi, ovvero delle dinamiche. Quando vi ritrovate ad andare in profondità contemplate l’abisso, non i metri della dinamica.

Lo testimonia anche la sua ultima opera, L’arte della Fuga, che è solo musica astratta, senza indicazione di strumento, ultraterrena e quindi esente dalla corporeità della dinamica.

Quindi, per tornare all’argomento dell’articolo, la dinamica in Bach nasce solamente dal lavoro di equalizzazione tra le voci e se Andrea Bacchetti (grande interprete bachiano lato verticale…) alla fine di questo crescendo tira fuori un fortissimo…

… lo fa per evidenziare il basso in un gioco del solo S.N.C. e non per una vera e propria ricerca della dinamica come si può fare con altri autori, Beethoven per primo.

Dal punto di vista del movimento centrale invece, esiste solo la densità senza tempo, si va dal pianissimo al fortissimo, con una gradualità impercettibile che regna sovrana…

Per questo — mi dispiace per chi non è d’accordo — ma il più grande interprete bachiano al pianoforte è e rimarrà Glenn Gould appunto perché vi fa sentire i due movimenti vitali contemporaneamente, perché ha lo stesso taiheki.

Cosa fare praticamente?

  1. prendete un’edizione Urtext così non vedrete nessun segno di dinamica 🙂 …
  2. per la portanza del suono organizzatevi in questo modo;
  3. immaginate di ascoltarvi come se foste seduti nella 48ª fila dell’auditorium dove state suonando buttandovi a capofitto nella lettura a prima vista di una fuga complessa: la dinamica sarà il vostro ultimo pensiero perché si trasformerà magicamente — come in uno stereogramma — in un modo di suonare vivo e in 3D. Io l’ho provato, ed oltre ad essere divertente e appagante, riduce in modo drastico la curva di apprendimento di una fuga;
  4. equalizzate le voci, sulla falsariga del video di Prosseda, o seguendo queste altre mie indicazioni; in questo modo voi soddisfate la tensione vitale verticale.
  5. Non cercate mai una dinamica di partenza (che so, un p immaginando di dover attaccare il preludio in do da CBT 1), ma un grezzo prodotto non raffinato del vostro Sistema Nervoso Centrale — ricordate il suono di Pletnëv? — perché il gioco di interscambio dinamico avviene relativamente a partire da quello.
  6. Create accenti e sfumature interne suonando come se steste parlando. All’inizio, ricalcando rozzamente con delle parole, la frase musicale che dovete suonare, poi in modo diretto, dal basso ventre, come fanno i cantanti quando sentono che il loro suono è falso o eccessivamente cantato.
  7. E’ vero che nel tema c’è dentro tutta la fuga, ma solo se lo considerate come punto di arrivo, non di partenza. Dopo aver letto, vissuto e respirato tutta la fuga, vi sarà man mano chiaro come modellarne il tema iniziale.
  8. Organizzate crescendi e diminuendi lunghissimi, infiniti e graduali ove richiesto e dove il vostro corpo e la vostra sensibilità lo necessitano; soddisfate in questo modo la tensione vitale centrale.

Note per gli insegnanti

Vi invito, ora che avete qualche informazione in più di andare ad osservare ed ascoltare ottimi interpreti bachiani.

  • Lato verticale: Andrea  Bacchetti, Angela Hewitt.
  • Lato centrale: Nikolai Demidenko, David Fray, il già citato Michail Pletnëv e molti pianisti russi a partire da Tatiana Nicolayeva, per il taiheki centrale di nazionalità.
  • Entrambi i lati: al momento solo Glenn Gould, aspettiamo i prossimi interpreti bachiani del futuro.

Cosa vi sembra — alla luce di quanto abbiamo sinora discusso — dell’interpretazione bachiana di due pianisti con grandi influenze laterali come Maurizio Pollini e Sviatoslav Richter? D’ora in poi potrete divertirvi, ascoltando altre e nuove esecuzioni bachiane a scoprire come vengono agiti o mescolati i due movimenti, potrà essere molto utile per orientare i vostri allievi.

Intanto potete portare loro la consapevolezza che esistono e metà del lavoro lo avete già fatto (fondamentale sarebbe la pratica di katsugen undo), poi andare tracciare tutti i momenti in cui un movimento si trasforma nell’altro.

Mi spiego meglio: il preludio in do del primo quaderno del Clavicembalo ben temperato inizia con sereni arpeggi lontani e distesi: è il movimento verticale che si esprime. Andate al primo momento in cui tutto questo comincia a muoversi verso l’interno e seguitelo. Viceversa, il secondo, in do minore ha un ambiente completamente diverso. Interno, denso concentrato, è il movimento centrale che si manifesta. Non può mantenersi per sempre, per cui andate a caccia del punto esatto in cui comincia a distendersi, e come. Questo per cominciare, creerà nell’allievo una sorta di ginnastica dell’anima e un’interpretazione più in linea con la fisiologia del suo autore.

Non dimenticate infine, cari insegnanti che a causa del movimento verticale, gli abbellimenti vanno fatti sempre sul battere, mentre per il movimento centrale, dovete sempre concepire, da qualche parte, cellule subatomiche di silenzio.

Ricordo ancora un insegnante di pianoforte illuminato che, di fronte alla totale repulsione per la musica di Bach di una sua allieva, con il rischio di giocarsi l’infinita didattica insita nella sua musica (il movimento verticale…), la avvicinò pian piano partendo nientemeno… da Scriabin. Non so come fece, non riesco a immaginare con che pezzi, ma capii subito che — pur senza conoscere niente di Seitai, di movimenti vitali spontanei — l’intuizione di fondo era quella di lavorare sull’asse verticale—centrale, con risultati molto soddisfacenti, concreti e rispettosi dell’individualità dell’allievo.

Ecco perché insisto tanto nel divulgare la Cultura Seitai per gli insegnanti: se si conosce l’oro, sarà possibile scoprirne il grado di mescolanza in una lega…

Volete saperne di più, l’argomento vi intriga e volete organizzare una masterclass nel Vostro Istituto Musicale? Contattatemi.

Alla prossima illuminazione

Alberto

 


*Il Taiheki è la predisposizione genetica innata, organica, fisiologica energetica e psichico mentale allo stesso tempo che determina l’unicità dell’essere umano. Qua lo storico articolo che vi aiuterà ad approfondire questo innovativo concetto.

** Bach, al pari dei jazzisti, si è inventato una scala per la propria musica, la scala minore bachiana appunto, che è una scala maggiore con il terzo grado minore; inoltre il suo contrappunto illuminato è il miglior esempio possibile di flusso armonico in movimento.

 

zenchopin

Musicoterapeuta e trainer vocale prima, istruttore di seitai e formatore adesso. Appassionato pianista, Alberto Guccione ha pubblicato Non manuale per il pianista (Casa Musicale ECO, 2011). A partire da quel momento sta sviluppando una sempre più solida e approfondita visione dei meccanismi spontanei che rivelano una logica talmente rigorosa da poter essere oggettivata e - perché no - un giorno conosciuta e adottata da ogni studente, concertista, Conservatori e Civiche Scuole di Musica.