La conoscenza del Seitai porta a scoprire cose nuove, orientate verso l’unicità dell’essere umano.
Mi spiego meglio: la critica musicologica vede il pianismo di Ravel come una conseguenza diretta della grande tecnica lisztiana, e non ne attribuisce niente di originale; la valutazione rimane generica. L‘osservazione Seitai invece, scorge da subito la peculiarità di un’articolazione digitale mai vista prima d’ora rendendo immediatamente unico e irripetibile il pianismo di Ravel come cercherò umilmente di illustrarvi: la valutazione diventa specifica.
L’origine di questo modo di suonare raveliano unico al mondo, viene dalla parte passiva del movimento verso l’alto ed è controllata dagli sternocleidomastoidei.
Come si possa arrivare a queste conclusioni è argomento complesso che andrebbe riservato e approfondito in sede di formazione e masterclass sul tema;
tuttavia possiamo far notare che lo sternocleidomastoideo è l’unico muscolo del corpo umano che congiunga la parte dietro con quella davanti: infatti i muscoli del corpo umano sono chiaramente ben divisi: o dietro, o avanti.
La digitalità pianistica è lavoro del movimento verticale/alto, importante da conoscere per chiunque voglia avvicinarsi per la prima volta alla tastiera di un pianoforte (qua se vuoi conoscere la correlazione tra i 5 movimenti e le competenze pianistiche). Il muscolo trapezio, rigorosamente dietro e direttamente collegato con il SNC, è il principe della coordinazione pianistica attiva.
E questo è sempre stato per il pianista l’archetipo della digitalità e dell’articolazione, almeno fino a questo intrigante e straordinario pianismo raveliano, dove il trapezio cede il posto allo sternocleidomastoideo che — eccezionalmente e unico — inizia dietro e finisce davanti.
Questa eccezione non può non avere una ripercussione importante sulla digitalità pianistica.
Prendete un tappetino e lo vediamo subito insieme
- sdraiatevi a pancia in su e tirate contemporaneamente la punta delle dita delle mani e dei piedi. Fatelo comodamente senza forzare e lasciate andare tutto in una volta, come per scagliare una freccia.
- Ora tirate, rimanendo sempre a pancia in su, tendete il vostro arco umano a partire dalla parte interna dei polsi e dei calcagni. Lasciate andare in una volta sola, come per scagliare la freccia.
Nel primo caso sentire il movimento attivarsi dai muscoli posteriori, guidati dalla testa, nel secondo caso, i muscoli anteriori, guidati dallo… sternocleidomastoideo. Nella realtà il movimento spontaneo è una continua oscillazione tra tensione e distensione, più è ampia e meglio state. Se il movimento verticale rimane bloccato nella prima fase, attiva, avrete sovreccitazione cerebrale, paura di sbagliare, se rimane bloccato nella fase 2, quella distensiva, tenderete a cavillare ed essere insicuri.
Il pianismo di Ravel è chiaramente orientato verso questa seconda fase, e la forte presenza degli sternocleidomastoidei la potete osservare chiaramente in qualsiasi immagine del compositore e a qualsiasi età, perché è una caratteristica di Taiheki, congenita ed ereditaria.
Per questo mi sono ispirato
al titolo del video di Tonebase piano, che vedete sotto, per l’appunto dedicato a Ondine; indirettamente, per altri canali, hanno colto la peculiarità della digitalità raveliana proponendo strategie di studio ed esecuzione.
Muovete delicatamente la testa come per dire sì, sì, fino a che non troverete un piacevole automatismo che coinvolga tutto il corpo in un movimento verso l’alto e la sua fase distensiva verso il basso. Portate la vostra attenzione sulla fase distensiva, che è quella che ci interessa per Ravel. Sentite come si ripercuote in modo preciso sulle vostre dita sulla tastiera, suonerete in modo più passivo, sfruttando al massimo il rimbalzo del tasto e lo vedete lì davanti ai vostri occhi, nella scrittura, una firma una cifra.
Ravel non è Haydn, la melodia non è mai definita, semmai acquarellata, anche se sono ben visibili gli estremi. Il dito 3 medio, asse virtuale delle braccia, pur di evitare la sua funzione naturale, oscilla e vibra (sarà la cifra di Ondine…).
Per il pianista avanzato e l’interprete
Il movimento verticale passivo non è l’unico movimento di Ravel, ho portato lì la vostra attenzione perché definisce una nuova digitalità che niente ha a che vedere con quella di Liszt. L’altro movimento coinquilino di Ravel è il frontale attivo, lo vedete dal mento squadrato, le mani spigolose, la postura in avanti e qua sì che ci agganciamo al mondo pianistici lisztiano 🙂 !
Il bravo interprete raveliano dovrà saper combinare queste due tendenze,
- il cavillatore con l’uomo d’azione,
- le idee chiare con l’esitazione,
- il tempo sospeso con il climax frontale che a tutti costi deve andare da A a B.,
- le linee a china con la luminosità e la brillantezza del suono,
- angosciosa malinconia con impudenza.
Per avere l’idea del mondo verticale passivo puro vi basti pensare a quello di Kafka, anche lui — osservatelo dalla foto che segue — compagno di sternocleidomastoideo, un mondo claustrofobico, simbolico, impotente,
un mondo che non riguarda Ravel, perché mitigato dalla spinta frontale, se non nelle sue manie e comportamenti dandy e come motore che lo porterà alla morte, una degenerazione dei tessuti cerebrali: come Kafka, rimarrà sempre cosciente senza più riuscire a riconoscersi.
Tutta la cultura giapponese — scusate se è poco — è legata allo sternocleidomastoideo, essendo il movimento verticale — il taiheki di nazionalità giapponese. Riservatezza, tratti appena accennati, profonda ritualità, cura infinitesimale e maniacale dei particolari, l’ikebana, la ceramica raku, l’origami, non ci trovate dentro tutto il pianismo di Ravel?
Non vi viene la curiosità di sentire come una giapponese suoni Ravel?
Non vi viene la curiosità, per imparare ed andare di imitazione che so, per una indimenticabile interpretazione innovativa di Ravel, di vedere com’è il suo movimento?
Per concludere, vi ricordo che la madre di Ravel era di origini basche, come basco è il grande pianista Joaquin Achucarro l’unico pianista che riesce a rendere nei pezzi raveliani accenti e atmosfera… spagnoli*.
Fossi un concertista lo terrei in grande considerazione,
Così come in grande considerazione hanno tenuto Ravel i jazzisti, a partire da Gershwin che gli chiese lezioni, fino a questa meravigliosa rivisitazione del tempo lento del concerto in Sol da parte di Herbie Hancock; quando mi son messo a studiare Windows di Chick Corea ci ho chiaramente sentito dentro Une Barque sur l’Ocean…
Il Super Test sul movimento Verticale e l’articolazione pianistica**
- L’articolazione pianistica dei solo del pianista jazz, sia modale che tonale, è attiva o passiva?
- La famosa capacità digitale di Glenn Gould, è attiva o passiva?
- Quella invece originale bachiana è attiva o passiva?
- Cos’ha di straordinario questa articolazione bachiana (solo per lettori di lunga data e aficionados)?
Ora sta a voi ora cominciare a scoprire dal vostro stesso corpo e movimento questo pianismo unico e irripetibile, specifico e non generico, oppure contattatemi per una lezione di piano o una masterclass dedicata a Ravel presso il Vostro Istituto musicale.
Alla prossima
Alberto
*E Alicia De Larrocha? No, perché catalana. I catalani, per la loro particolare storia, peculiare reazione al regime di Franco vicinanza con la Francia, li rende distaccati emotivamente e più sensibili alla cultura anglofona.
**Risposte:
- passiva, poiché è legata alla sensibilità auditiva e all’armonia, dalla quale derivano scale e modi; lo stesso accento dello swing è una sorta di delay del flusso,
- passiva, corroborata dagli insegnamenti del suo maestro Alberto Guerrero, che soleva far partire l’articolazione dal tocco di una mano sovrapposta all’altra,
- attiva, mescolata al movimento verso il basso e il dentro,
- vi fa sentire come è il collegamento testa — punta delle dita allo stato puro e grezzo.









