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Il magazine dell'innovazione pianistica

Questa conoscenza di Seitai la dobbiamo esclusivamente a Katsumi Mamine,

perché fu solo accennata da Noguchi in un piccolo libro e lasciata incompiuta. Il suo significato è Oo = qualità e sei = risposta, ovvero qualità di risposta.

Uno stimolo, una risposta, infiniti stimoli, infinite risposte.

Una nuova conoscenza che ci proietta nell’inimmaginabile perché ci permette di vedere esattamente come funziona il movimento della vita dentro di noi, la nostra capacità di risposta agli stimoli, come si attivano, come si coaugulano ecc. Se il Taiheki ci parlerà della nostra unicità, che rende un pianista unico, originale, irripetibile, le Osei ci mostrano come funzioniamo, come reagiamo all’apprendimento, allo stress  di un concerto, quali si attivano per un’interpretazione indimenticabile e soddisfacente.

Pensate al cambio della macchina: ci permette di variare la velocità per qualsiasi esigenza. Partire in salita, affrontare una discesa, partire in seconda con la neve, effettuare un brillante sorpasso, andare a passo d’uomo in colonna…  La vita funziona sempre e comunque e non si arresta mai perché E’ MOVIMENTO, per cui se non funziona la prima, possiamo partire in seconda, se non funziona la quinta consumeremo di più ma potremo continuare a viaggiare…

Pensate che risorsa incredibile è poter OSSERVARE come reagite, e che risorsa incredibile potrebbe essere per te che insegni…

Il movimento verticale è impacciato, il mio allievo non ama Bach, allora gli faccio fare qualcosa di semplice di Scriabin, il mio movimento laterale si attiva con facilità, riesco ad avere un buon tocco e faccio le scale in terze da Dio, ma non riesco a tenere bene il tempo perché quello rotatorio è un pò addormentato, il mio movimento frontale funziona bene e non ho problemi a mettere a velocità, ma come essere più espressivo?…

Incredibile, non trovate? La falla non è più nella nostra capacità tecnica, ma nella nostra fluidità di reagire agli stimoli.

Ora che conoscete anche voi le Osei, vi resta solo da imparare ad osservarle e affinarle. I grandi pianisti sanno sempre definire con chiarezza le loro Osei. Pensate a come stava su bene dritto Rubinstein, come poteva quindi contare sulla sua osei verticale, anche per la memorizzazione (pensate che una volta, dimenticata a casa la partitura del primo Concerto di Brahms, sbagliò dove c’era… una macchia di caffè!), o alla osei centrale sfacciata e ben “lubrificata” in generosa espansione di Horowitz.

Le 5 Osei sono sempre interdipendenti: ognuna non può funzionare senza gli altri quattro.

Vi faccio subito un e sempio con le “scale” pianistiche: superato il limite delle 5 dita, la mano deve potersi spostare in libertà trasversalmente lungo la tastiera.

Attacco le mie scale con regolarità assoluta, ovvero dando fondo alla regione f-e, gli estremi: braccio-gomito, gomito-polso, polso-tutte le dita, sfruttando al massimo grado l’effetto di leva. Nel momento in cui le mani procedono lungo la tastiera posso far conto, in modo automatico, sui movimenti circolari e bilaterali tra 1 e 5 per spostarmi trasversalmente lungo la tastiera.

Se mi coordino al movimento verticale della testa, mi muoverò con ordine, se dalle spalle, con rapidità ed efficacia.

Attacco le mie scale in modo morbido: avrò bisogno della regione f-e affinché la mano si incurvi e dei movimenti f-e e circolari affinché il dito 2 “sporga” e le mani possano procedere lungo la tastiera.

Attacco le mie scale con forza: (pensate al concertista che deve “provare” l’acustica della sala). Avrò bisogno del movimento f-e affinché la forza si concentri nella zona più “carnosa” della mano (la regione dell’anulare e del mignolo), e del movimento laterale affinché l’azione si mantenga nella regione del dito 4, nel momento in cui procedo lungo la tastiera. Se mi coordino alla cintura le mie scale avranno la massima forza, se mi coordino al bacino (andando verso il basso e dentro), la massima densità e intimità.

Avete ora a disposizione tutto quello che vi occorre per esplorare, a partire dalla vostra esperienza, qualsiasi problema tecnico.

Potete anche lavorare al contrario, ritrovando le stesse coordinate di funzionamento.

Scegliete una sequenza a vostro piacimento di 5 note ascendente e discendente che si ripeta, da eseguire con la mano più rilassata o con entrambe.

Nel momento in cui cercate la regolarità digitale assoluta, vedrete che in qualche modo, la testa/collo si attivano, come l’ago della bussola che “cerca” il Nord. La stessa cosa accade se – come Benedetti Michelangeli – suonate muovendovi il meno possibile e quando cercate la corrispondenza tra le note scritte sulla carta e la loro corrispondenza sulla tastiera.

Se, alla stessa sequenza, cercate di imprimere un certo impulso dinamico, le spalle, in qualche modo cominceranno ad intervenire, sono l’epicentro “specializzato” del movimento dinamico.

Se suonate cercando volontariamente un suono morbido, assisterete – in forma automatica e sempre senza dover fare qualcosa – alla ricerca di un bilanciamento tra destra e sinistra a partire dalla zona del ventre.

Se cercate la massima forza, vedrete attivarsi la cintura, le dita saranno poco sopra la tastiera, con un lavoro che parte coinvolgendo maggiormente pollice, anulare e mignolo. Lo stesso accade quando cercate una melodia “ad orecchio”, osservando – senza fare niente –  come il vostro corpo si organizza sfruttando la “rotazione”.

Questo esercizio coincide incredibilmente con un suggerimento di Beethoven che, in merito ad uno studio di Cramer scrive:

“Um die erforderliche Bindung zu erzielen, hebt sich der Finger nicht eher von der ersten Note jeder Gruppe, bis die verte Note anzuschlagen ist.”

“Al fine di raggiungere la necessaria coordinazione delle dita, non bisogna lasciare la prima nota di ogni gruppo (di quattro) finché la quarta nota non è stata suonata”.

 Se cercate invece – suonando sempre la stessa sequenza – la massima velocità, o di legare le note tra di loro, il pianissimo, la massima intimità, vedrete “attivarsi” il bacino compattando tutta la vostra CVP.

Nel mio canale di Youtube trovate un gustosissimo video (Ma Lei suona con le dita!…) dove Gyorgy Sebok spiega ad un allievo durante una Masterclass come ottenere un’articolazione coordinata utilizzando un’arancia. Sta parlando di coordinazione centrale… Lo stesso consiglio che dava Vladimir De Pachmann, altro pianista centralissimo quando sosteneva che il miglior esercizio per un pianista è quello… di mungere!

Le 5 Osei sono contemporaneamente anche psichiche!

Più accentuate il movimento, più si attiva e più si comincerà a installare, insieme al movimento, la controparte psichico-mentale.

State suonando Bach, il movimento è statico, la testa si alzerà verso l’alto ed ecco apparire il suono contemplativo, meditativo, rigoroso, e capirete che la polifonia non è altro che guardare… dall’alto, il vostro Sistema Nervoso Centrale lavorerà per voi.

Attaccate il primo studio dell’op. 10 di Chopin, le spalle si attivano proiettandosi un poco in avanti e rilassando un poco indietro per recuperare l’asse… si attivano i bordi esterni di pollice e mignolo, ad un certo punto… la magia, la velocità, la freschezza, la voglia di correre…

Siete alle prese con Beethoven, la 111 magari. La cintura comincia a reagire e a torcersi, gli anulari guidano la mano ed ecco che siete nel QUI E ORA, dentro il suono, nel mondo dell’immediatezza e dell’improvvisazione…

5 Osei, 5 movimenti Intelligenti, 5 dita, 5 attori tutti protagonisti.

Osei di TAIHEKI

Come essere un pianista unico e irripetibile

Ti sei mai chiesto come possa un pianista diventare “storico”? I processi concreti e reali per contattare la propria unicità e come maturarla. Un materiale unico e inedito.