E' uscito il mio nuovo Quaderno dedicato alla diteggiatura!

Scriabin e il pianismo ad alto contatto

Alcuni aspetti apparentemente contraddittori

del pianismo di Alexander Scriabin, come la microvelocità e le grandi estensioni che procurano quel suono quasi “elettronico”, si risolvono comprendendo che la logica di movimento naturale funzionale per eseguire e interpretare questo strordinario autore è soggetta a quello centrale.

Il movimento di entrambe le mani è organizzato verso il basso, il motore è la zona più carnosa della mano, la zona del lato interno di entrambi i mignoli.

Vengono risolti in questo semplice e naturale modo tutti i problemi di estensione (e comprenderete anche come sia possibile, visto che Scriabin aveva le mani molto piccole).

Così come si risolve il problema di rendere efficacemente la microvelocità ad effetto “elettrico” di questo passo.

 

Vi permette di organizzare questo intreccio polifonico persino osando di farlo senza pedale come nella fantastica interpretaione di Vladimir Horowitz:

Non dimenticate che la zona interna del mignolo, la zona più carnosa della mano del pianista, è il pivot per le grandi estensioni. Quando è coordinato il movimento centrale, ricordate anche che a funzionare sono sempre entrambi i mignoli, ovunque essi siano sulla tastiera.

La coordinazione centrale vi rivela le melodie segrete e sotterranee…

E’ la condizione assoluta e imprescindibile per generare il grande suono di questo passaggio…

Il movimento centrale ha la sua controparte psichica nella psiche affettiva e assoluta. Il pianismo di Scriabin è un pianismo quindi ad alto contatto: intimo, a filo tasti, onirico.

Se avete letto il mio articolo “Dove guardano i pianisti?“, riconoscerete nello sguardo di Scriabin quegli occhi che guardano non guardano caratteristici del movimento centrale attivato.

Continueremo…

 

 

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