E' uscito il mio nuovo Quaderno dedicato alla diteggiatura!

Per primo e finora unico…

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Quando vedo un paio di spalle in un certo modo, vedo un pianista, anche se suona il violoncello o fa il chimico di professione. Non mi sono mai sbagliato…

non-manuale-per-il-pianistaGià a partire da questo ormai famoso incipit, dove per la prima volta in assoluto si focalizza l’attenzione su un epicentro corporeo (le spalle in questo caso e il movimento ad esse connesso, in avanti) come caratteristica comune e scatenante il desiderio di essere pianista, Non manuale per il pianista cambia il modo di pensare il pianoforte: è in realtà un testo di Seitai travestito da manuale pianistico. Cercare di spiegare cosa sia il Seitai è impresa impossibile, perché la sua comprensione nasce dal vissuto esperienziale, i suoi effetti sono invece inequivocabili. Ecco l’impresa che mi sono trovato ad affrontare. Con le semplici pratiche di seitai, katsugen undo e yuki, mi sono ritrovato a far “resuscitare” i miei passati e frustranti studi di pianoforte, iniziando un percorso continuativo e gratificante: come segnalare tutto questo al lettore?

Il libro ha successivamente dato vita al presente Magazine che accompagna un sito essenziale che vi mette nelle condizioni di poter scoprire da voi stessi come suonare il pianoforte. Gli “esercizi” sono quelli che ci devono essere, non uno più del necessario, per dirla con Mozart e qualunque sia il vostro punto di partenza. La “gradualità” didattica fa parte delle grandi credenze da sfatare, i principianti, i jazzisti o i concertisti di giro troveranno quindi gli stessi esercizi che “agganceranno” vissuti corporei e mentali diversi.

Più che insegnare quindi, mi limito a segnalare

Del resto, di manuali tradizionali, consigli spiccioli, metodi pseudo-rivoluzionari, applicazioni laboriose di yoga, PNL, feldenkrais ne sono pieni il web e… i cassetti. E’ tempo che si possa scoprire i segreti di un’arte guidati unicamente dal proprio interno.

Mi proposi quindi di creare delle nuove basi.

  1. L’osservazione, per esempio, è l’istinto emulativo travestito (l’ascolto “mimetico”: chi di voi – uscendo da un concerto – per un attimo non ha sentito che poteva suonare per semplice emulazione?). Per la prima volta in assoluto questo processo naturale ritrova la sua importanza basilare didattica.
  2. Per primo accennai alla possibilità di riscoprire, incrementare e potenziare l’esecuzione “involontaria” al posto di quella volontaria (studio, metodo, esercizi): di tutto questo il libro è ricco di spunti.
  3. Poiché è un non manuale, non trovava spazio una serie di esercizi o l’ennesima metodica rivoluzionaria di turno. Mi limitai a “segnalare” la presenza dei meridiani energetici. Il primo passo per sperimentare la connessione tra braccia e corpo al posto di focalizzarla solamente sulle braccia, i loro muscoli e limitare la “presenza viva” del corpo a… un generico rilassamento. Imparare a muovere le braccia seguendo queste 5 autostrade basterebbe per apprendere ogni aspetto tecnico e ogni segreto pianistico.
  4. Dove vedo un paio di spalle, vedo un pianista, anche se suona il violoncello o fa il chimico… Non ho mai sbagliato. L’esordio del libro chiarisce in modo inequivocabile che cosa porta una persona verso… il pianoforte e come può diventare il suo migliore amico, ovvero le spalle come epicentro motorio, organico e a questo punto anche psichico che, per qualche ragione particolare spinge una persona verso uno strumento come il pianoforte. Una rivoluzione epocale, l’incipit di un nuovo modo di pensare.

La seconda parte del libro è ricca di riferimenti nuovi per i pianisti già avanti negli studi.

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  1. lo scherzo op. 20 di Chopin vi rivela come attivare il controllo auditivo
  2. Mozart e la struttura centrale del silenzio
  3. la struttura interamente motoria dell’op. 58 di Chopin
  4. un geniale esercizio che porrà le basi per comprendere il katsugen undo al pianoforte e molto altro…

[/vc_message][vc_column_text]Nel Non manuale per il pianista ci sono le radici dell’albero che si sta tutt’ora sviluppando in questo Magazine (dedicato a Chopin) e che hanno trovato coronamento nell’e-book Seitai al pianoforte, una Fondazione dei testi a venire.

Io resto sempre il primo ad esserne stupito…[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Genesi e accoglienza

Tutto è nato dalla mia conoscenza, per motivi professionali, del Seitai. Le semplici pratiche di katsugen undo e yuki, portano a contattare direttamente il proprio movimento spontaneo. Tutto questo ha portato ad un potente risveglio del mio desiderio di suonare il pianoforte, di riprendere gli studi interrotti.

Tutto si chiariva e diventava semplice, con un piccolo problema:

come fare a trasmettere tutto ciò? Come renderlo un bene prezioso da condividere con tutti i pianisti?

Non manuale per il pianista, è dunque il tentativo di esprimere l’inesprimibile. Un lavoro che continua oggi, tra le pagine di questo magazine, le risposte positive dei lettori e dei pianisti che si avvicinano ad un nuovo modo di pensare e vivere il pianoforte.

Come è stata l’accoglienza?

Duplice. Da un lato entusiastiche recensioni, colpite soprattutto dal linguaggio colloquiale del libro, che parla a tutti i pianisti ma soprattutto agli amatori. Dall’altra critiche feroci.

Prima fra tutte quella di Christian Salerno, il famoso blogger con la passione del pianoforte, quasi diventata virale:

mi dispiace, ma devo farlo. Devo recensire in modo negativo…

Questo articolo colpì subito la mia attenzione (e quella del mio editore), non tanto per l’incipit drammatico, quasi gli avessi fatto un’offesa personale, ma perché l’articolo è lunghissimo e ricco di citazioni, segno inconfutabile che il libro lo ha interessato moltissimo e che è stato letto fino all’ultima riga, con il disinganno dell’amante che è stato sedotto e abbandonato. Scopo principale del libro, e chiaro ad oggi è RISVEGLIARE L’AUTONOMIA e il desiderio personali, cosa che Christian, generoso di tutorial e video tutorial non può concepire, anche perché andrebbe contro ai suoi stessi interessi.

Un’altra cosa interessante di questa storica e feroce critica, famosa come quella di George Bernard Shaw, che sotto mentite spoglie scrisse di se stesso, portando finalmente l’attenzione del pubblici osul suo lavoro, è rappresentata… dai commenti dei lettori in calce al lungo articolo, quasi tutti dei lettori del mio allora neonato libro, che lo smentiscono crudamente.

Per me, un abisso di riflessioni…

Oggi come oggi posso solo dare ragione a Christian, fra l’altro una persona deliziosa realmente innamorata del pianoforte, che sta facendo un lavoro di divulgazione direi epocale e che ringrazio per i link che mette al mio magazine (come quello storico sulle ottave e i 5 movimenti), perché il lavoro di “traduzione” di ciò che sentivo era solamente all’inizio, troverà compimento “pratico e tecnico” con l’ebook su Amazon Seitai al pianoforte” e maturità nei Quaderni di tecnica pianistica che trovate in questo sito.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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