E' uscito il mio nuovo Quaderno dedicato alla diteggiatura!

Mozart: il silenzio diventa musica

Ho sempre cercato di immaginare come suonasse Mozart realmente finché non ho sentito suonare Fazil Say. Stavo guidando in non ricordo più quale valle bergamasca, radio sintonizzata su I concerti del mattino: mi sono perso…

Ho trovato il pianismo di Mozart sempre estremamente misterioso. Didatticamente si fa al quinto, ma ogni pianista che si rispetti sa che Mozart è più impegnativo di Rachmaninov.

Alla ricerca di un perché, mi sono reso conto che, al contrario, la vocalità di Mozart è chiara e salutare; un liceo dove l’Università è Bellini (e tutto il resto è abuso…).

La percezione del suono, per la osei centrale è più legata al silenzio che fa scaturire la musica e alla densità dell’onda, e ho trovato così la chiave per capire Mozart relativamente al pianoforte, tutto quello che mi sembrava mancasse.

La percezione naturale di Mozart, quindi essenzialmente centrale fa sì che la vocalità diventi chiara e salutare; infatti lo strumento della voce è il corpo (la CVP…); la sua sensibilità così sottile e veloce gli permette di scrivere per il violino senza dover chiedere consigli a nessuno (pensate all’immensa fatica di Brahms per scrivere il suo…) idem con il corno, permettendosi addirittura di dileggiare pubblicamente in partitura il suo amico cornista (e a sentire un giovane cornista, i concerti di Mozart e Richard Strauss sono i più impegnativi), ma di fronte al pianoforte di cui, al contrario di Bach e Scarlatti, era un entusiasta sostenitore, non si lascia sfuggire l’occasione: questo strumento è un corpo estraneo e lontano (o almeno a distanza di braccio); vediamo se sa suonare il silenzio.

Mozart va “interpretato” agganciandosi stabilmente allo spazio vuoto di silenzio e a qualsiasi passaggio che crei un’idea di continuità. Può essere necessario farsi aiutare dal continuo “confluire” della musica tra una mano e l’altra; persino nei “bassi albertini”, non bisogna abbassare la guardia e rendere la sinistra accompagnante.
Ultimamente sento qua e là giovani pianisti che sanno incorporare il silenzio nelle loro esecuzioni: è proprio vero che la gioventù sa cogliere ciò che è rivoluzionario…

Un’altra piccola suggestione: e se Mozart fosse in qualche modo legato all’ascolto intrauterino?

Almeno secondo la ricerca di A. A. Tomatis, uno dei più grandi ricercatori sull’orecchio, che utilizzava la musica di Mozart nei cicli di rieducazione dell’ascolto e così anche adesso nei suoi centri sparsi in tutto il mondo ed era simpaticamente chiamato il Dottor Mozart. Oggi si parla da tempo di EFFETTO MOZART (vedremo cosa sarà del mio Effetto Chopin…).

Passano gli anni, e la sensibilità, a partire da queste intuizioni ormai lontane nel tempo, possono solo approfondirsi.

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