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Lo strano pianismo di Ciaikovski

Non posso che essere d’accordo con Nicolai Rubinstein:

il pianismo di Ciaikovski è anomalo, anche se vorrei condividere con voi un altro punto di vista.

Anomalo in quanto nasce da una compensazione, più che da un impulso diretto. Ciaikovski infatti non era pianista, a dispetto della scena estratta dal film di Ken Russell (The music lovers, 1970) che avete appena visto dove, se avete voglia di vedere l’estratto dall’inizio, viene presentato come un navigato pianista per cui la sua scrittura è un polpettone che risente dell’influsso dell’epoca, soprattutto dell’effetto Thalberg

ovvero la melodia  divisa tra le due mani dalla figurazione.

  1. Come è possibile allora che il suo primo concerto sia così famoso e apprezzato tra il pubblico e scelto dai pianisti professionisti come trampolino di lancio?
  2. Perché esiste così grande divario con gli altri due, il terzo fra l’altro incompleto e quasi ineseguito?
  3. Come mai pezzi da salotto insulsi e primi tempi di Sonata che suonano come Dumke, vengono accuratamente eseguiti e studiati da grandi interpreti?

La scrittura pianistica di Ciaikovski presenta quindi qualcosa di misterioso che vale la pena di indagare a fondo perché – e mi sono sempre sorpreso nel constatarlo – il suo pianismo influenzerà nientemeno che quello di Rachmaninov e Stravinski che pianisti lo erano sul serio.

Per analizzare un fenomeno così complesso e misterioso in modo completo e potervi aprire al mistero del pianismo di Ciaikovski, dobbiamo ancora una volta osservare la logica rigorosa e magistrale del movimento vitale, che ho cominciato ad esporre in questo articolo.

Il movimento centrale, movimento verso il basso e verso il dentro, quando non può essere soddisfatto, attiva in suo immediato aiuto quello frontale.

L’esempio più classico di frustrazione del movimento centrale è la delusione amorosa. Come immediata compensazione l’uomo si da allo sport e al bricolage, la donna invece raddoppia le pulizie della casa. Il movimento frontale offre il primo appiglio salvavita…

Se questo non basta ad aiutare interverranno congiunti, il movimento laterale e rotatorio. Per quanto incredibile possa sembrare, alimentazione e minzione per quanto compressi, fungono da sostegno e permettono la permanenza e la sopravvivenza dentro un grande nucleo di tensione.

Questa logica vitale la troviamo perfettamente rispecchiata nel pianismo di Ciaikovski anomalo dunque perché frutto di un gioco di compensazioni per sostenere la grande frustrazione del suono mondo affettivo e sessuale.

Per la prima volta

vedete la scrittura di un autore analizzata non tanto dall’inevitabile rispecchiamento del movimento o della sfumatura di combinazione di movimenti vitali e diretti dell’autore, ma per ciò che accade quando uno di questi (in questo caso quello centrale con il suo mondo assoluto, affettivo e sessuale) è bloccato.

Quando Ciaikovski sceglie di scrivere per il pianoforte è perché è già attiva la risorsa di movimento frontale, laterale e rotatoria quindi la composizione e la scrittura. Questa è la scrittura sua, non copiata o mutuata dalla moda del tempo: quando vedete segni grafici di questo tipo potete riconoscere a colpo d’occhio Ciaikovski al pianoforte.

Il dialogo tra laterale e rotatorio unificati è la causa del grande fascino di alcune parti del concerto op. 23

Sempre giocate tra dramma…

…e tonteria.

Ecco quello che accade se un movimento non può trovare espressione e soddisfazione, una sorta di capricciosa manifestazione come nello sviluppo della Grande sonata op. 37 in sol maggiore

Nei momenti in cui il mondo affettivo è integro questa è la scrittura, l’eufonia del secondo tema del primo concerto ne è un esempio

e questo

Secondo tema della Grande Sonata in Sol maggiore Op. 37

Ogni tanto può apparire la sua naturalezza, che risente tanto dell’universo laterale, come per Mozart, tanto amato da Ciaikovski e che lo rende uno dei più grandi melodisti incorruttibili dal tempo.

E’ questo nucleo vibrante ma represso del mondo assoluto e affettivo a colpire, affascinare e orientare Rachmaninov e Stravinski nei loro primi esordi pianistici e nonostante doti naturali verso il pianoforte molto più consistenti. Trovo che osservare la scrittura da questo punto di vista sia gratificante perchè permette di scoprire il reale contributo dato dal suo impulso creativo. La prima che mi viene in mente è questa: per primo e per la prima volta Ciaikovski, iniziando coi famosi passi d’ottave del primo concerto che assorbono il suono orchestrale, all’immensa cadenza del Concerto – Fantasia, passando da quella del Secondo concerto op. 44, che sembra un “solo” di Oscar Peterson, sta aprendo la strada all’idea del Concerto per Orchestra.

Qualcosa di rivoluzionario, appunto perché unico e irripetibile si apre davanti ai nostri occhi, ma solo ora che lo abbiamo denudato.

continueremo…

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