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Postura indietro, non per vezzo, ma per desiderio vitale

5 movimenti seitai e pianoforte

Postura indietro, non per vezzo, ma per desiderio vitale

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L’osservazione della postura del pianista francese David Fray fa nascere molte riflessioni. Posa? Indolenza? Trovata pubblicitaria per creare il personaggio?

Niente di tutto questo, ma desiderio vitale in azione. La postura va sempre letta come movimento potenziale, per cui il bisogno di stare indietro, ben appoggiato ad una seggiola piuttosto che un panchetto, del geniale pianista francese, riflette di molto il bisogno di esprimere la osei frontale.

Quando il movimento avanti è passivo, quando si ha bisogno di contenere l’azione e la respirazione per agire meglio, la cavità pettorale, guidata dalla muscolatura avanti, trova riposo ed equilibrio proprio lasciandosi andare… indietro. Un attitudine che aveva anche Chopin, con ragioni vitali diverse ovviamente e con una differenza.

freccia e movimento indietro

Per chi ha letto Seitai al pianoforte.

La differenza fondamentale è che nel caso di Chopin la Osei frontale è di taiheki, nel caso di David Fray no. Infatti il suo Chopin è interessante ma non convincente come nel caso di una osei  di taiheki (come per Eric LuBarbara Hannigan , o le sorelle Labèque). Lo si vede da come muove le mani, il pollice non è mai in evidenza e non “guida”.

Uno dei bisogni interni che però li accomuna è quello di potersi conoscere attraverso le proprie azioni e in questo senso le Osei possono essere viste in modo generalizzato, a differenza del Taiheki che sempre ci racconta di come si esprime in modo peculiare la propria unicità.

Alcuni sostengono
Sia una rara foto di Chopin. Che ne pensate?

La dimensione centrale, che permette di scoprire l’altro volto di Bach

zenchopin

Musicoterapeuta e trainer vocale prima, istruttore di seitai e formatore adesso. Appassionato pianista, Alberto Guccione ha pubblicato Non manuale per il pianista (Casa Musicale ECO, 2011) e a marzo 2017 il rivoluzionario e-book Seitai al pianoforte, disponibile su Amazon.

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3 commenti
  • michele rossini maggio 1, 2017 a 2:59 pm

    io sento questa esigenza quando suono,come di lasciarmi andare tutto indietro. pensavo fosse che non mi reggesse la parte lombare addominale …ma forse..guardando un certo andras schiff qui manifesta la stessa eseigenza motoria e suonando addirittura bach…
    https://www.youtube.com/watch?v=ghTitIMtTCM

    • Caro Michele giusta osservazione. Poiché il pianoforte si suona a partire dalle spalle, collegate al movimento avanti, lasciarsi andare indietro è il modo migliore e più naturale per ristorare la tensione recuperando l’asse. Nel caso di Andras Schiff è più che altro un riposo della “tensione” interpretativa, mentre per David Fray una compensazione. Entrambi i pianisti, mancano di definire con chiarezza il piano f-e.

      • Si infatti non a caso nel grande Sir Schiff manca all’ appello tra il suo repertorio Lizst , anche se Scarlatti lo ha suonato tutto, bisognerebbe ascoltarlo un pò. In Schiff nelle esecuzioni Bachiane noto come oltre alle spalle indietro , apre le gambe smisuratamente ed i piedi sono scolpiti a terra , apre l’ anca : ne viene fuori un suono generoso ricco non a caso esegue molto Handel da cui sa tirare fuori quel suono generoso che Handel richiede. Nel mio caso sto notando che parto da una postura arretrata e poi definisco le altre man mano che ne sento esigenza il corpo fa da sè , anche se chiaramente non solo da se , se si acquisiscono delle nozioni ..!!! E qui il merito è tuo.
        In questa posizione , schiena arretrata, devo dire che la parte lombare fisiologicamente soffre un pò in quanto inevitabilmente si schiaccia : ed infatti David Fray usa una sediona rassicurante da questo punto di vista.

I commenti sono chiusi.

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Musicoterapeuta e trainer vocale prima, istruttore di seitai e formatore adesso. Appassionato pianista, Alberto Guccione ha pubblicato Non manuale per il pianista (Casa Musicale ECO, 2011) e a marzo 2017 il rivoluzionario e-book Seitai al pianoforte, disponibile su Amazon.

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