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“Pesare” o non “pesare”? Questo è il problema

 

Non bisognerebbe confondere lo “slancio” coordinato del braccio, unito a una respirazione libera, con l’effettiva sua “densificazione”.

Pesare il braccio non è per tutti, è invece caratteristica comune ai pianisti russi, da sempre incontrastati padroni della tecnica pianistica e del virtuosismo, di poco infastiditi dai pianisti cinesi, che però hanno sempre… poco suono.

Di dieci modalità di canalizzare l’energia motoria e muscolare, solo quella relativa al taiheki centrale è quella naturalmente predisposta a “pesare”. La osei prevalente “nazionale” russa è proprio quella centrale e vi comprendere come – con le opportune modifiche modifiche e codificazioni – hanno fatto loro la tecnica del peso permettendosi di dargli un nome: Scuola Russa. La zona corporea da cui proviene (se avete letto il sito), è il bacino, ecco quindi una simpatica foto di Velentina Lisitsa che, trovatasi senza panchetto, non trova niente di più naturale che accovacciarsi.

Perché?

I tessuti di certe direttrici longitudinali delle braccia (quelle che vanno all’anulare e alla parte interna del mignolo) presentano già una certa lassità che non interferisce con il rilassamento del braccio. Ma non è per tutti per il semplice fatto naturale che ogni pianista è diverso. I pianisti maggiormente rappresentativi in questo senso sono John Ogdon, Lazar Berman, Vladimir Horowitz (solo in parte).

Nella foto osservate chiaramente il pianista russo Denis Metsuev “pesare a fondo tasto” in modo magistrale. Ma nella realtà è la sua CVP che si “compatta” a permetterlo (verso il basso e il centro, come indicato dalla freccia).

la tecnica del peso è russa!

 Quindi, pesare o non pesare? Quando necessario, se non avete un taiheki centrale, altrimenti le braccia funzionano benissimo in modo “antigravitazionale”, sono fatte per questo, come la postura eretta dell’uomo.

 

Se pesate in forma naturale, dovreste avere un fortissimo devastante (come quello di Lazar Berman).

 

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