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La “struttura” pianistica

 

Praticando questo esercizio il pianista potrà scoprire come aspetti solitamente analizzati separatamente (articolazione, posizione del polso, del gomito ecc.) siano in realtà collegati e unificati dai movimenti f-e (verticale e frontale), che strutturano la verticalità, in modo statico e dinamico.

“Estremi e articolazioni”

Non esistono norme codificate a priori

Facciamo un esempio con la posizione del gomito, dove ogni scuola o metodo ha… da dire la sua. Va tenuto “flesso” se volete tener coordinate le spalle, ma abbandonato quando le spalle “crollano” perché coordinate al ventre e al movimento bilaterale ecc. I due pianisti che vedete hanno posizioni del gomito diverse, entrambe perfette per loro stessi e funzionali per il loro modo di suonare, non dipendenti da regole imposte dall’esterno.

Il pianista classico Garrick Ohlsson: posizione del gomito “open” perché coordinato al movimento avanti delle spalle.

tutto open

Il pianista Jazz Jacques Loussier, famoso per i suoi arrangiamenti da Bach. Il gomito è aderente perché le spalle sono decontratte, è attivo il movimento bilaterale.

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Ecco quindi a voi dunque una panoramica sintetica di cosa si può andare a scoprire indagando in modo autonomo e svincolato da suggerimenti e regole esterne sugli estremi e le articolazioni con l’esercizio proposto nel sito del Non manuale per il pianista:

L’esercizio è sempre lo stesso, ma viene vissuto in modo sempre diverso, a seconda del livello, delle esigenze. L’idea stessa di “gradualità” didattica, scompare perché può accadere che un principiante scopra da sé meccanismi più avanzati o che il professionista si trovi a comprendere meglio certi processi motori di base.

 

Il principiante

  • scopre e struttura l’articolazione e l’assoluta regolarità digitale
  • Posizione del polso
  • posizione del gomito

Lo studente

  • la funzione “medulare” del terzo dito
  • saper differenziare il movimento dinamico e movimento statico
  • Bach e Clementi, due linee guida, Czerny da riscoprire
  • tecnica delle ottave e delle note ribattute: i due lati della stessa medaglia

Il professionista

  • Oltre al gesto pianistico, si attiva una concreta percezione che gli permetterà:
  • di interpretare Bach
  • sentire concreta e reale un’insolita connessione: Bach eRachmaninov. Percepire Chopin come epicentro del pianismo moderno e Liszt come”ordinatore” della postura pianistica.

Il professionista jazzista

  • Comprende perché Bach è il miglior amico del Jazzista
  • gestire al massimo grado i solo di mano destra senza pedale
  • evitare di “jazzare” Chopin, per non fare magre figure, perché è il massimo rappresentante – insieme a Liszt – di questa “regione” pianistica.

 

I libri di Alberto Guccione dedicati ai pianisti