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La struttura dell’articolazione pianistica

Pensate a quante cose un principiante deve tener conto: come mettere le dita, la posizione del polso, dell’avambraccio, le cadute, senza contare che ogni scuola tende a contraddirsi l’una con l’altra. Trovando le cose dal proprio interno, ci semplifichiamo la vita, perché ogni singolo processo è unificato a un solo movimento: quello verticale.

La regione che compete alla struttura della tecnica è quella degli estremi, quella che avete appena sperimentato.

Appoggiate le cinque dita alla tastiera: scoprirete una cosa interessante:

le dita che appoggiano realmente sono 1, 3 e 5.

Provate la vostra prima articolazione pianistic cercando la coordinazione verso l’alto (ricordate che viene dalla testa?). Non c’è brano migliore di questo, perché sembra fatto apposta

cranico e caudale

Lavorando in questo modo scoprite che il “passaggio del pollice” non esiste e che l’arpeggio è una forma dilatata dell’articolazione. Allargare la mano, per paura di “non prendere” le note, non è conveniente.

Il movimento verticale è naturalmente associato alla vista (per guardare lontano che si fa? Ci si alza in piedi!) e quindi ai polpastrelli (che si fa se si rimane al buio? Ci si orienta con la punta delle dita!). Quindi leggere una prima partitura, cercare le note sulla tastiera e poterlo fare in modo tranquillo e sereno sono la stessa cosa!

Fate questo esperimento. Guardate con attenzione un tasto qualsiasi e “mandateci” il dito sopra. Difficile sbagliare e non rendersi conto che questi processi sono collegati.

Il “movimento” pianistico

effe_e_clementiCon questo stesso esercizio conosciamo la forma dinamica del “movimento” pianistico. Non più i polpastrelli, ma i muscoli delle dita. Il collegamento è con le spalle, non con la testa, il movimento è avanti, non più alto.

Clementi, per sperimentarla, è l’ideale. Se lo suonate coordinandovi ai polpastrelli, suona… Bachiano, se invece i muscoli delle vostre dita  si coordinano alle spalle, avrete un effetto dinamico. Ai suoi tempi, con il pianoforte agli albori è stata una vera e propria rivoluzione e per opera di… un italiano.

 

 

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