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La ricerca del proprio taiheki

IL GRANDE PIANISTA?

Colui che sa essere se stesso.

troverete un esercizio assolutamente unico che nessuno ha mai preso in considerazione: quello per cercare la propria unicità. Rimarrete sbalorditi…

Il taiheki, che solo la persona interessata può cominciare a intendere è fondamentale

Per il principiante

per conoscere la linea guida motoria fondamentale, per risparmiare tempo, giri tortuosi. Apprendere con piacevolezza, spontaneità, senza complessi di inferiorità.

Per lo studente

per maturare in fretta la tecnica, in linea con la propria predisposizione corporea, non essere troppo influenzato da modelli esterni, o saper riconoscere quello più adatto, evitare “vizi” tecnici, duri da riprendere e correggere.

Per l’interprete

per andare a fondo della propria essenza naturale per interpretare con la massima fedeltà, saper individuare il repertorio giusto, comunicare con efficacia, “lasciare un segno”.

Chi può trarre enorme vantaggio da questo è il pianista già formato che ha maggior necessità di “conoscere se stesso” per distinguersi in modo personale e creativo. Per il principiante o lo studente, almeno all’inizio è più importante rendersi conto della CVP, del suo funzionamento a zone precise e rigorose, a come le braccia alla CVP si coordinano in forma “automatica”.

I grandi pianisti non vengono dall’Olimpo, affermo nel sito del non manuale… il dito indica la luna, scrissi nel Non manuale. Quello che chiamiamo grande pianista è un essere umano che la capacità naturale di essere coerente con la propria manifestazione spontanea, e il proprio movimento di base. Tutto il resto è solo una conseguenza.

E’ fondamentale essere conformi al proprio movimento

La realtà è una sola: un pianista diventa bravo quando è coerente con il proprio movimento spontaneo. Più riesce ad andare “al fondo” di se stesso e più ha delle cose da dire e un segno da lasciare. Le capacità tecniche e la scelta del repertorio dipendono unicamente da quanto tutto questo processo viene messo a fuoco, chiarito e… reso essenziale e semplice.

 Arthur Rubinstein, per fare un esempio con i grandi pianisti del passato, una combinazione di movimento verticale e laterale + (il collo è sempre autosostenuto insieme ad un lieve bilanciamento a sinistra). Questa attitudine si riflette nel suo tocco: note regolari con un timbro bellissimo ovvero, tutto quello che tocca diventa oro (“suoni semplici” era un suo motto). Ma si riflette anche nelle imprecisioni tecniche, nei vuoti di memoria, nel bisogno di avere sotto le dita “tastiere dure”, facendo parte della medesima… naturalezza. taiheki verticale laterale

Boris Giltburg, per analizzare un giovane pianista d’oggi. Possiamo osservare una predisposizione al movimento rotatorio – (lo si nota da come tiene le gambe, la sinistra sempre arretrata, per ruotare all’indietro). Il suo taiheki gli permette di avere un controllo auditivo eccezionale – che nessuna scuola può insegnare – quindi si trova a “casa sua” con Beethoven senza che risulti mai aggressivo, e Prokofiev. Rachmaninov – dal suo personale e autogeno punto di vista – diventa complementare, quindi contemplativo e concreto (e penso per lui una fonte di rilassamento…). Lo scelgo, tra i giovani come miglior esempio di pianista coerente con il proprio movimento, senza esagerazioni o forzature, la strada migliore per essere se stessi, trovare soddisfazione nel proprio lavoro e linearità nella propria carriera…

taiheki rotatorio

 

Il taiheki – per questo è fondamentale che il pianista già formato si incammini per scoprirlo – si riflette perfettamente nelle braccia e nelle dita. Se osservate con attenzione la mano sinistra di Boris Giltburg, ritratta in “movimento” durante un concerto, vedrete che a guidare “entrambe le mani” è sempre la parte interna del mignolo della sinistra.

I giovani d’oggi, cercando la prestazione assoluta (per vincere i concorsi, per primeggiare, per far parlare di sé), abusano della osei frontale (pragmatismo, efficacia tecnica) e rotatoria (sovraeccitazione della psciche competitiva) correndo il rischio di inibire definitivamente la comunicazione con il proprio movimento naturale. Carriere fulminanti e grande successo mediatico rimangono estranei… a loro stessi e durano finché dura la dissociazione.

Nel magazine trovate un interessante articolo dove Haruchika Noguchi parla di Sviatoslav Richter (questione di taiheki): potrete rendervi ben presto conto della portata della pratica di un simile esercizio.

A seconda del taiheki, la sensibilità corporea, il modo di fraseggiare, la predilezione o meno degli autori cambiano.

Nel caso di taiheki verticale, l’attenzione è alla melodia. Bach è il terreno ideale, con la compresenza di più melodie da “equalizzare”, ma anche Rachmaninov, quando i pianisti smetteranno di considerarlo un “muletto” per attirare l’attenzione del pubblico. Alcuni pianisti “verticali”: Angela Hewitt, Glenn Gould, Andrea Bacchetti e… Sergej Rachmaninov!

Nel caso di taiheki laterale, l’attenzione corporea è al timbro, il terreno di Debussy, Brahms e Schubert. Marc Andrè Hamelin, Alfred Brendel, per fare un esempio.

Nel caso di taiheki frontale, l’attenzione e la sensibilità corporea vanno al ciclo di tensione/distensione. Per il pianista di taiheki frontale la migliore ginnastica possibile è quella di suonare Beethoven, il suo terreno Chopin, Liszt, Clementi. Alcuni pianisti “frontali”: Alexis Weissenberg, Stephen Hough.

Nel caso di taiheki rotatorio, l’attenzione spontanea corporea è auditiva, ritmica. Pianisti con un simile taiheki potrebbero in qualsiasi momento alzarsi dal panchetto e ballare. E’ il “regno” di Beethoven e di Prokofiev. In un’articolo del magazine vi ho mostrato di come il finale della settima sonata sia il pezzo migliore per esercitare le “zone intermedie”. Alcuni pianisti rotatori “doc”: Martha Argherich, Gyorgy Cziffra.

Nel caso di taiheki centrale, l’attenzione corporea è dedita alla densità, all’intimità, la musica viene concepita come un tutt’unico, il pianista centrale, meno sensibile agli altri aspetti, suona un brano racchiudendolo in un’onda che va dalla prima nota all’ultima. Per comprenderlo, basta ascoltare Claudio Arrau, Ivo Pogorelich, Igor Kamenz. E’ il terreno di Mozart, Scriabin, Schumann.

 

Il taiheki può farmi comprendere dove andare a perfezionarmi?

Il taiheki – come osei prevalente per condizionamento ereditario e genetico (vedi non manuale sito) – è rapportabile anche alle nazionalità e alle scuole che le rappresentano. Un contributo fondamentale per i giovani, per scoprire dove sia meglio andare a studiare. Allo stesso modo degli strati di una cipolla, la osei di taiheki relativa alla nazionalità è importante, come quella di condizionamento postnatale. Naturalmente è tutto vincolato – ed è la grande risorsa di seitai – alla percezione, maturazione e scoperta del proprio taiheki, lo strato più profondo della cipolla, che avviene quando si comincia a dialogare con il proprio movimento vitale. Parlassimo di cantanti, la risposta sarebbe semplice: l’Italia. Parlassimo di violinisti o strumentisti ad arco la risposta sarebbe la stessa, l’Italia. Ma l’Italia non è terra di pianoforte anche se è stato un italiano a inventarlo… Il taiheki di nazionalità Italiana è quello laterale —, ne ho parlato approfonditamente in un articolo espressamente dedicato al pianista italiano (vedi). I francesi frontale —, come Chopin: è quindi il regno e il paradiso potenziale del pianoforte. I russi centrale, la Spagna rotatoria, la Germania verticale con torsione, l’Inghilterra verticale +, il Giappone verticale —, gli Stati Uniti, risentono del pragmatismo della osei frontale +. Un orientamento non da poco, poter tener conto delle tendenze nazionali, messe a confronto con le predisposizioni e potenzialità naturali personali.

L’unicità di ogni pianista si scopre a partire dalle loro differenze. Non è la stessa cosa appartenere ad una cultura nordica o gitana, anche se entrambi stanno suonando la Waldstein… Un viaggio appassionante verso le tendenze nazionali che vi aprirà un mondo nuovo e inaspettato quanto incredibilmente concreto.

 

I libri di Alberto Guccione dedicati ai pianisti